CFP: Polythesis. Filologia, Interpretazione e Teoria della Letteratura II

(le français suit – English follows)

Call for papers per numero tematico

Termine per l’invio di proposte: 15 giugno 2020

Cacciatore, coltivatore, allevatore: tre funzioni antropologiche nella letteratura

L’antropologia descrive generalmente la relazione dell’uomo con l’ambiente naturale attraverso quattro categorie, basate sulle modalità con cui l’uomo acquisisce quei beni che soddisfano i suoi bisogni, soprattutto alimentari: la caccia e la raccolta (in cui la flora e la fauna del territorio sono sfruttati per il sostentamento del gruppo umano), l’agricoltura (in cui l’uomo consapevolmente semina vegetali e si nutre col frutto del raccolto, tramite la domesticazione delle piante), l’allevamento (in cui gli uomini crescono e nutrono bestiame, lo addomesticano e lo fanno riprodurre) e infine l’industria (in cui viene sfruttata l’energia dei combustibili o di altri elementi naturali per produrre beni). 

Tra queste modalità, sono soprattutto la caccia, la raccolta, la coltivazione e l’allevamento le primissime e più durature attività in cui si è articolato storicamente l’homo oeconomicus, rappresentando le sue principali fonti di approvvigionamento alimentare, e che hanno anche plasmato altri ambiti della cultura umana, come la religione, l’arte e la narrazione. 

Il presente numero tematico di Polythesis intende proporre una riflessione sul modo in cui i tre diversi rapporti strumentali con l’ambiente sopra citati abbiano influenzato la cultura in generale e soprattutto la letteratura, fornendo a questa un repertorio di archetipi, motivi, immagini, intrecci, tipologie di personaggio, ma anche – sul piano genetico – il Sitz im Leben per determinate forme poetiche. Si potranno proporre articoli che prendano in considerazione singoli testi letterari, generi e correnti letterarie, forme di arte verbale folklorica (fiabe, miti ecc.), che sfruttino le tre attività che apportano cibo come fonti mitopoietiche e figurative, che elaborino, valorizzino ed arricchiscano il rapporto socio-economico, religioso o mitologico delle comunità umane con l’animale – ucciso, addomesticato, mangiato –, con la pianta – fruttifera e concepita collettivamente come raccolto – e con la terra – dispensatrice di cibo e di vita quando lavorata dall’uomo.

Esempi di applicazione poetica o letteraria di questi archetipi, anche in funzione simbolica e metaforica, non scarseggiano: se ne forniscono di seguito alcuni spunti, che chiaramente non possono essere esaustivi e non escludono altri orizzonti.

L’attività venatoria è forse una delle matrici più produttive di immagini e “programmi d’azione” che hanno plasmato intrecci, miti e narrazioni antiche e moderne il cui soggetto sia l’homo necans (Burkert, Homo necans, 1981). Lo sviluppo biografico dell’eroe, specialmente l’eroe giovane e ancora misconosciuto, è frequentemente ricalcato sul pattern della trasformazione della preda in predatore (Pellizer, La peripezia dell’eletto, 1991; cfr. anche Bloch, Da preda a cacciatore, 2005). Inoltre, frequenti sono le sovrapposizioni tra l’uomo cacciatore e l’esercizio delle armi, le implicazioni sacrali della caccia, e l’identificazione tra sacrificio animale e umano, laddove la preda diventa l’uomo. L’inseguimento della preda (nella funzione di animale guida) conduce all’oltremondo, come ben illustrano i romanzi e i lais medievali. L’archetipo della caccia perviene anche alla modernità: si pensi per esempio all’ampio sfruttamento del cluster motivico venatorio da parte di William Faulkner nel racconto The Bear (1942) – che riprende un genere della narrativa popolare della Frontiera americana.    

Anche dell’ambito agricolo l’antropologia storica ha mostrato le ramificazioni nel folklore, nelle religioni, nelle mitologie dei culti vegetali sviluppati nelle prime società agricole. I cicli dell’attività agricola e l’idea della “morte del grano” e della sua resurrezione primaverile si accavallano con le mitologie sugli dei morenti e forniscono il modello per le forme poetiche del lamento funebre, trasferito dalla divinità vegetale all’uomo (De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico, 1958). Il rapporto “grottesco” (nel senso bachtiniano di trasformazione e dissoluzione delle forme nella materia) tra l’uomo e il raccolto è stato esplorato dal mito, dal racconto folklorico e dalla letteratura: un caso celebre è il motivo della piantumazione del teschio umano, che riemerge nella novella di Lisabetta da Messina nel Decameron (IV, 5; Propp, «L’albero magico sulla tomba. A proposito dell’origine della fiaba di magia», in V. Ja. Propp, Edipo alla luce del folclore, 1975).

Infine, nella nebulosa motivica dell’allevamento ricade per esempio il genere pastorale, fortunatissima convenzione lirica che nasce nell’antichità classica e che viene ripresa dal classicismo moderno, di cui fornisce testimonianza soprattutto la letteratura inglese (Shakespeare, Johnson, Pope). La Bibbia ha fornito al Medioevo e alla modernità un repertorio figurativo e narrativo incentrato sulla figura del pastore, contrapposta a quella del guerriero dedito unicamente all’esercizio delle armi: tale contrasto è distintamente leggibile nel duello tra David e Goliath (in 1 Samuelis), in cui il primo incarna la figura del pastore, guardiano e difensore di armenti, esercitato nella teriomachia unicamente al fine di proteggere il bestiame – ponendo così una linea di demarcazione tra l’uccisione venatoria dell’animale e quella puramente difensiva. Inoltre, la figura del bon berger, in ambito medievale e moderno, fornisce un esempio di gestione e sfruttamento dell’ambiente naturale che si presta a diventare metafora e modello per l’amministrazione del regno e la gestione del potere.

Gli articoli (che dovranno pervenire alla casella di posta redazionale redazione.polythesis@unimc.it in forma completa – non solo l’abstract – entro il 15 giugno 2020) dovranno attenersi ai principi teorici e metodologici adottati dalla rivista. Saranno perciò presi in considerazione lavori che scelgano un approccio comparatistico e antropologico, in cui le funzioni dell’uomo cacciatore, agricoltore, allevatore individuate in testi letterari vengano messe in relazione alle forme elementari, diffuse e archetipiche della memoria culturale umana. I testi letterari studiati devono essere collocati in una dimensione culturologica accanto ad attività parallele dell’agire culturale umano, come il racconto folklorico, il rito, il mito, la religione, la festa ecc.

[Sessione Miscellanea] Le proposte per il numero corrente dovranno pervenire alla redazione entro il 31 maggio di ogni anno all’indirizzo redazione.polythesis@unimc.it. Gli articoli che giungeranno dopo tale data saranno presi in considerazione per il numero successivo.

Per ulteriori informazioni sugli ambiti di interesse della rivista e le procedure di invio di proposte: http://riviste.unimc.it/index.php/polythesis/index

I curatori

Andrea Ghidoni – Antonella Sciancalepore

Appel à communications pour un numéro thématique

Date limite de soumission des propositions : 15 juin 2020

Chasseur, cultivateur, éleveur : trois fonctions anthropologiques dans la littérature

L’anthropologie décrit généralement la relation de l’homme avec l’environnement naturel à travers quatre catégories, basées sur la manière dont l’homme acquiert les biens qui répondent à ses besoins, en particulier la nourriture : la chasse et la cueillette (où la flore et la faune de la région sont exploitées pour la subsistance du groupe humain), l’agriculture (dans laquelle l’homme sème sciemment des plantes et se nourrit des fruits de la récolte, à travers la domestication des plantes), l’élevage (dans lequel les hommes nourrissent le bétail, le domestiquent et le font reproduire) et enfin l’industrie (où l’énergie des carburants ou d’autres éléments naturels est exploitée pour produire des biens).

Parmi ces méthodes, la chasse, la cueillette, l’agriculture et l’élevage sont avant tout les premières activités et les plus durables dans lesquelles l’homo oeconomicus s’est historiquement développé, représentant ses principales sources d’approvisionnement alimentaire, et qui ont également façonné d’autres domaines de la culture humaine, tels que la religion, l’art et la narration.

Le présent numéro thématique de Polythesis entend proposer une réflexion sur la manière dont les trois rapports instrumentaux avec l’environnement mentionnés ci-dessus ont influencé la culture en général, et la littérature en particulier, en fournissant un répertoire d’archétypes, de motifs, d’images, d’intrigues, de types de caractères, mais aussi – au niveau génétique – le Sitz im Leben pour certaines formes poétiques. Il sera possible de proposer des articles qui prennent en compte des textes littéraires individuels, des genres et courants littéraires, des formes d’art folklorique verbal (contes de fées, mythes, etc.) qui exploitent la chasse/cueillette, l’agriculture et l’élevage comme sources mythopoïétiques et figuratives. L’objectif des articles de cette section sera d’explorer de quelle façon ces produits culturels élaborent, valorisent et enrichissent la relation socio-économique, religieuse ou mythologique des communautés humaines avec l’animal – tué, domestiqué, mangé –, avec la plante – fructueuse et conçue collectivement comme une moisson – et avec la terre – porteuse de nourriture et de vie lorsqu’elle est travaillée par l’homme.

Les exemples d’application poétique ou littéraire de ces archétypes, également dans leur fonction symbolique et métaphorique, ne sont pas rares : des idées-tremplin sont données ci-dessous, qui ne peuvent clairement pas être exhaustives et n’excluent pas d’autres horizons.

La chasse est peut-être l’une des matrices d’images et de « programmes d’action » les plus productives qui ont façonné des intrigues, des mythes et des récits anciens et modernes dont le sujet est l’homo necans (W. Burkert, Homo necans, 1981). Le développement biographique du héros, en particulier du héros jeune et encore inconnu, est souvent tracé sur le modèle de la transformation des proies en prédateurs (E. Pellizer, La peripezia dell’eletto, 1991 ; voir aussi M. Bloch, Prey Into Hunter, 1992). En outre, il y a des chevauchements fréquents entre l’homme chasseur et l’exercice des armes, les implications sacrées de la chasse et l’identification entre le sacrifice animal et humain, où la proie devient l’homme. La poursuite de proies (en tant qu’animal guide) mène à l’outremonde, comme les romans et les lais médiévaux illustrent. L’archétype de la chasse atteint également la modernité : on peut penser, par exemple, à l’exploitation extensive du cluster des images de la chasse par William Faulkner dans le récit The Bear (1942) – qui reprend un genre du récit populaire de la frontière américaine.

Même dans le domaine agricole, l’anthropologie historique a montré les ramifications dans le folklore, les religions, les mythologies des cultes végétaux développées dans les premières sociétés agricoles. Les cycles de l’activité agricole et l’idée de la « mort du blé » et sa résurrection printanière chevauchent les mythologies sur les dieux mourants et fournissent le modèle aux formes poétiques de la complainte funéraire, transférées de la divinité végétale à l’homme (De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico, 1958). La relation « grotesque » (au sens bakhtinien de la transformation et de la dissolution des formes dans la matière) entre l’homme et la récolte a été explorée par le mythe, la narration folklorique et la littérature : un cas célèbre est le motif de la plantation du crâne humain, qui resurgit dans la nouvelle de Lisabetta da Messina dans le Decameron (IV, 5; Propp, «L’albero magico sulla tomba. A proposito dell’origine della fiaba di magia», in V. Ja. Propp, Edipo alla luce del folclore, 1975).

Enfin, dans la nébuleuse des motifs de l’élevage l’on peut inclure par exemple le genre pastoral, convention lyrique largement exploitée née dans l’Antiquité classique et reprise par le classicisme moderne, dont témoigne avant tout la littérature anglaise (Shakespeare, Johnson, Pope). La Bible a doté le Moyen Âge et la modernité d’un répertoire figuratif et narratif centré sur la figure du berger, par opposition à celui du guerrier dédié uniquement à l’exercice des armes. Ce contraste est nettement lisible dans le duel entre David et Goliath (dans 1 Samuelis), dans lequel le premier incarne la figure du berger, gardien et défenseur des troupeaux, qui est capable de tuer mais qui le fait uniquement pour protéger le bétail – plaçant ainsi une ligne de démarcation entre la violence pour la chasse et celle purement défensive. En outre, la figure du bon berger, dans des contextes médiévaux et modernes, fournit un exemple d’exploitation de l’environnement naturel qui se prête à devenir une métaphore et un modèle pour l’administration du royaume et la gestion du pouvoir.

Les articles (qui doivent parvenir à l’adresse éditoriale redazione.polythesis@unimc.it dans leur intégralité – donc pas seulement le résumé – avant le 15 juin 2020) doivent respecter les principes théoriques et méthodologiques adoptés par la revue. Par conséquent, seront prises en considération les œuvres qui choisissent une approche comparative et anthropologique, dans lesquelles les fonctions de l’homme chasseur, agriculteur et éleveur identifiées dans les textes littéraires sont liées aux formes élémentaires, répandues et archétypales de la mémoire culturelle humaine. Les textes littéraires étudiés doivent être placés dans une dimension culturelle aux côtés d’activités parallèles de l’action culturelle humaine, telles que la narration folklorique, le rituel, le mythe, la religion, la fête, etc.

[Articles divers] Les propositions pour le numéro en préparation devront parvenir à la rédaction au plus tard le 31 mai de chaque année. Les articles qui parviendront après cette date seront pris en considération pour le numéro suivant.

Pour plus d’informations sur les procédés de double révision de la revue, on renvoie à http://riviste.unimc.it/index.php/polythesis/about/editorialPolicies  

Les éditeurs

Andrea Ghidoni – Antonella Sciancalepore

Call for papers for the thematic section of Polythesis, 2

Deadline for submission: 15 June 2020

Hunter, farmer, herdsman: three anthropological functions in literature

(edited by Andrea Ghidoni and Antonella Sciancalepore)

According to anthropological studies, human relations with the natural environment fall into four broad categories, based on the modality through which men obtain the resources to satisfy their basic needs: hunting and gathering (in which a human group relies on the wild flora and fauna for its sustenance), farming (in which a human group sows and domesticates plants), herding (in which a human group selects and domesticates animals to raise and breed them as livestock), and industrialism (in which human groups harness the energy in natural fuels to produce goods).

Among these modalities, hunting/gathering, farming and herding are the most ancient and enduring activities in which the homo oeconomicus has articulated its experience on Earth. These activities did not only provide sustenance, but also shaped several aspects of human culture, such as religion, art and storytelling.

This thematic section aims precisely to generate reflections on the way these three different uses of the environment have influenced culture in general and literature in particular, by providing the latter with a repository of archetypes, motifs, icons, stories, and types of characters, as well as the Sitz im Leben for specific poetic forms. We welcome articles that take into consideration one or more literary texts, genres , movements and/or verbal folkloric art forms (folktales, myths, etc.), that use hunting/gathering, farming and herding as sources for the creation of stories, symbols and tropes. The purpose of the section will be to explore how these cultural products either reinforce or challenge the traditional socio-economic, religious or mythologic relationships that human communities entertain with animals – domesticated, exploited, eaten –, plants – selected, harvested –, and land – managed and made to produce crops.

There are several examples of poetic or literary applications of these categories –both literal and figurative. We provide hereunder a few of them, to be intended as useful starting points, without any claim of exhaustiveness.

The hunting practice is one of the activities that has generated most tropes and “action programs”, by shaping storylines, myths, ancient and modern tales that have at their core the homo necans (Burkert, Homo necans, 1981). The development of the hero, especially in the phase when he/she is still young and unknown, often follows the narrative pattern of the prey transforming into a predator (Pellizer, La peripezia dell’eletto, 1991; Bloch, Prey Into Hunter, 1992). Moreover, human cultures offer several examples of the overlapping between hunting and military practice, hunting and religious ritual, hunting of animals and human sacrifice – where the man takes over the animal in the role of prey. During the chase – according to a successful motif illustrated in many medieval romances and lais – the prey often takes the function of an animal guide and can lead the hunter to the Otherworld. The hunting archetype is well known to modern imagination: suffice it to refer to the tale The Bear (1942), in which William Faulkner conjures the popular narrative genre of the American frontier by making wide use of a cluster of hunting-related motifs.

Agriculture has also had an impact on folklore and religion, at least since the development, by the first agricultural societies, of vegetation cults and their mythologies. Agricultural cycles, aptly incapsulated in the universal image of the wheat cyclically dying and resurrecting, converge on the mythological motifs of the dying gods, and provide a model for poetic genres such as the lament, when transferred from the vegetation deity to man (De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico, 1958). Myth, folklore narrative and literature have navigated the relationship between man and harvest, and highlighted its aspect of grotesque (meaning, as in Bakhtin’s definition of the term, the transformation and disintegration of forms into matter). A famous instance is the motif of sowing and growing plants out of human remains, as illustrated, among others, in the Decameron’s tale of Lisabetta (IV, 5; Propp, «On the Origin of the Wondertale (A Magic Tree on the Grave)», 1934).

Finally, the motif-cloud of animal husbandry includes, among others, the pastoral genre, extremely successful lyrical trope that originated in Classical Antiquity and was re-elaborated throughout the ages, especially in early-modern Classicism (among the best examples of this genre in English literature, it is worth naming Shakespeare, Johnson, Pope). The Bible has offered to medieval and modern culture a repository of tropes and narratives centred on the figure of the shepherd, as opposed to the warrior, whose only drive is the exercise of violence. This contrast can be observed distinctly in the duel between David and Goliath (1 Samuel 17): David embodies the quintessential shepherd, guardian and protector of the herd, who is able to kill any enemy but does so only to protect the livestock, thus defining the contrast between killing for hunting and killing for defence. Another example is the Good Shepherd, a figure that offers a model of successful management and exploitation of the natural environment, and that is therefore particularly suited to become, in medieval and modern textual cultures, a metaphor for the virtues needed for ruling and managing political power.

The articles must be submitted to the email address redazione.polythesis@unimc.it in their complete form (abstracts cannot be accepted) by 15 June 2020.

In order to be selected, the articles will have to comply with the theoretical and methodological principles of the journal. We encourage authors to submit articles that adopt a comparatist and anthropological approach, in which the functions of the hunter, farmer, herdsman as represented in literary texts are associated with the elementary archetypical forms of human culture. The articles are expected to contextualise the literary texts they investigate in a broader culturological framework, and situate them alongside other human expressions, such as folktales, religious beliefs, myths, rituals and celebrations.

[Miscellaneous] Proposals for the current issue should be submitted as an email attachment to the address redazione.polythesis@unimc.it by the deadline of May 31st every year. Articles submitted after this deadline will be considered for the following issue.

For more information on the Peer-reviewing policy and timeline of the journal, see http://riviste.unimc.it/index.php/polythesis/about/editorialPolicies.